giovedì, febbraio 16, 2012

Le parolacce coprono il vuoto di idee

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=9780

di MASSIMILIANO PANARARI
Cadono pietre, anzi, volano parolacce sul Festival della canzone italiana. Mai il linguaggio, infatti, era stato tanto sboccato e sopra le righe, a Sanremo, come nella prima puntata di questa sua 62ª edizione. Nessuna pruderie o eccesso di moralismo, sia chiaro, ma la mera constatazione di un dato di fatto, e cioè che i presentatori di questo appuntamento musicale (e molto altro proprio qui sta il punto...) hanno la scurrilità facile.
Segno dei tempi, dirà qualcuno, in un Paese che ha sdoganato la trivialità in ogni dove, a partire dalla discussione politica (anche se qui, a parte alcuni recidivi, l’aria parrebbe cambiata) e dalla «maschia» o spiccia antipolitica. E modalità intergenerazionale e interclassista di comunicare. Come dire, un «vaffa» non si nega nessuno, e una tonnellata di «caz...» al giorno leva lo psicanalista di torno.

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